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Poesie

Selezione di poesie inedite di Michele Biundo





AMOR DI GIOVINEZZA

La giovinezza come il vento passa
e dietro lascia  il ricordo di un tempo
trascorso tra campagne e verdi prati
da solo o in compagnia della mia cagna

"STELLA" il suo nome, oggi d'ossa un mucchio
nascoste sotto un tumulo di pietra essa fermò per me la fanciullezza ricordo triste di un solitario gioco
Vago e lontano resta in me il ricordo fra le arance e i limoni e il grigio degli inverni,
mi sosteneva il mare ed il suo azzurro
cangiante nel profondo, luminoso topazio.

Colori intensi, una cornice d'oro al mio natio paese
sonnacchioso e assolato tra il verde di quei colli. S'udiva allora ,al Vespro, una campana che richiamava
all'ora di preghiera le anziane donne e la mia vecchia nonna

Ella diceva " ..in cima alla collina, il buon Gesù ci aspetta,dove s'ode il rintocco è la Sua  voce che ai bambini rivolge"
mentre il cielo si oscura ed il silenzio scende sulla sera quando si gareggiava in coro alle cicale





BIRILLI

Birilli senza domani, lucciole sulle strade
ubriachi sui marciapiedi, tossici nelle latrine
Il progresso ha distrutto dell’uomo la sua essenza
Schiacciati da qualcosa che noi abbiamo creato.
L’Intelligenza umana ci diventa precaria.
Esseri senza volto, i giovani hanno  corrotto
distrugendone  l'Io, vagabondi impuniti
Dove va' questa terra sepolta nella melma!
Dove è andato l’Iddio, se in questo mondo
che giustizia ha scordato, non si paga la pena
per questo tetro male versato sulla terra!
Questa nostra dimora, divenuta spelonca
come tana di rettili e di feroci iene
che su carogne inette, d’uomini senza tempra
uomini spersonali che muoiono nei canali
come cani arrabbiati, stroncati da quel male,
che noi sapientemente chiamiamo “stupefacenti”
Morfinomani gretti, strisciano nei gabinetti
delle grandi città, simbolo di civiltà.
Rapimenti ed assassini di innocenti e bambini,
esacranti perversioni  di giovani deviati
commessi in questa età di “grande civiltà”
Ma se questo è progresso, che sia ingoiato                                          
presto negli abissi marini.





DIMENSIONE TEMPO

Implacabile il tempo col suo sguardo
evolve questa vita effimera e bugiarda
io rifletto quell’occhio, e attonito al suo sguardo
il volto suo intravedo, silenzioso e maliardo.

E dopo questo passo, angeli impenetrabili
vagliano con la massima attenzione,
ogni risvolto delle nostre azioni
scrutando l’universo in ogni dove.

Immagini e figure di un azzurro topazio
sono vita o morte, al di là dello spazio.
Un alito di vita soffia nel mio pensiero
dicendomi - “mortale tu sei vero!”

Il tuo regno è aldilà di questa specie,
così volle Colui che un dì ti fece.
Tu transiti nel tempo, come in scena
sei l’attore di tutto, un’ora appena.

Questo, ancora oggi, l’uomo non capisce,
è cieco, sordo, chiuso, si stupisce.
e poiché ciò che sorge ha il suo orizzonte,
anche il suo corpo giungerà al tramonto.

E’ la speranza che ci tiene vivi,
ed essa ancora, si apre alla costanza
guida sicura, un lampo di esultanza,
porta di luce in questo aspro cammino.

E come il cieco, vede con la mente,
questo deve provare l’essere umano,
accogliere il messaggio solamente,
mai fermasi vuole dire, vivere lieti.

E il tempo guarda silenzioso e cupo,
attendendo il momento più propizio,
e quando l’uomo. di avere vinto, crede
lo relega nel vuoto del suo abisso.

Tremendo e vittorioso egli sovrasta,
lenendo ai tristi le ferite oscure,
distruggendo ai potenti, le congiure,
che l’umano mortale gli contrasta.




DIMENSIONE UOMO

Crolla cespuglio di ginestra
crolla albero di  quercia
crolla uomo sotto il tuo fardello
tu l’hai voluto, tu lo pagherai

Uomo, sei  niente!
nell’immenso universo
sotto l’azzurro cielo
sotto le miriadi di stelle

Striscia sotto le tue macchine
i tuoi padroni
distruggiti nel tuo orgoglio
libera l’universo dal tuo cancro

Essere meschino e cieco
lombrico dell’infinito
ectoplasma dello spazio
distruzione è il tuo premio.

Fuggi dallo scenario della vita
nasconditi nel fango, tra gli infetti
conduci la tua carrozza di morte
alla triste dimora dello Sceol

Liberati da te stesso, forse lo puoi
si! puoi salvarti, riscattarti alla vita
risorgere dal fango della disperazione
forse, ancora lo puoi................!




ERA UN BARBONE

Era lì, in quella solita panchina
ed ai passanti cantava le illusioni
una puttana lo prese per mano
le disse “ amico mio come sei strano...”

“Vivo di queste cose, cara amica
sono un fallito e vivo solo di invidia,
stupro gli altrui pensieri, dormo all’aria
amo girovagare, bere, sputare...”

Sangue e lacrime amare vidi uscire
dalla ferita del suo cuore antico,
ere lacera e viva, e lui mentiva.

Mentiva a quelli che erano la a sentire
le sue storie di vita scolorita.
Canuto e stanco sopra quella panca
con la bottiglia vuota tra le dita.

Mentiva per nascondere la faccia
provata dalla fame e dall’addiaccio,
era un barbone per i benpensanti
un rifiuto sociale sporco e scontroso.

Quegli occhi azzurri penetranti e cupi
velati da una insana sua dolcezza
che non riusciva ancora a cancellare
era il suo credo, la sua giovinezza.

Adesso giace alla fossa comune,
e quasi a ricordarne la memoria,
vicino alle latrine di perbenisti ipocriti.
Neanche la morte lo strappò alla vita.




FUTURO - PASSATO

Altari enormi come grattacieli si costruiva l’umana creatura
E su di essi spesso si danzava come in un rituale
sulla riva del mare, nel buio di una foresta o in aperta campagna

Era un omaggio ad una forza ignota che rischiarava quelle fredde notti,
il Dio del fuoco, presto diventò l’indiscussa potenza della notte
un datore di vita e un distruttore di materia morta.

In quel mistero si perdea la mente d’esseri ignoti, polvere del tempo
fino alla demoniaca possessione, incontrastate forze
che all’alba dissolvevano distrutti dalla luce che il Sole generava.

Un’altro Dio quel  Sole, liberatoria forza inondatrice che scacciava la notte
ricacciando nel ventre della luce tutte quelle paure di una nefanda razza  
facendo torto alla brillante luna che Iside conduce nella notte tra uno stellato manto.





IL CORAGGIO

Pratica verità, questo è il coraggio
che in un atto d'amore, la coscienza ti dà
Ciò che la verità ti rende ognora
la tua esistenza inonda di virtù.
Quando luce ti investe e tu rifuggi,
Questa tua sorte è la stupidità.
Fu il coraggio di Cristo a trasformare il mondo.





IL DOMANI E LA CITTÀ’

Stamani è caduta una foglia
era l’ultima foglia dall’unico albero
in città, anche lei se ne è andata
assieme all’ultimo passero
Aveva fatti il suo nido
tra i rami nudi di quell’albero
ma un bimbo guardava con sospetto
quel mucchietto di paglia
accovacciato in un ramo.
Lo aveva distrutto
con dentro le sue uova
che aveva schiacciato.
Il terrore di chi non conosce
al di fuori del cemento.
Non percepisce il  diverso
Che per lui è un nemico.
Stamani è caduta una foglia
era l’ultima foglia della città.





IL MOSTRO

Carico di gran voglia di morire,
si aggira disperato tra i cespugli,
di un pubblico giardino.
Ed era lì, silenzioso, trasognato,
poi d’un tratto lo vidi giù per terra
addormenta nella sua apparenza.
Quei fori viola sopra l’avambraccio
erano la sua vita, adesso morte.
Fu ricoperto di carta di giornale...
Le scritte nere della prima pagina
dicevano gridando -
”Il MOSTRO E’ MORTO”
“LA CITTÀ  TIRA UN SOSPIRO DI SOLLIEVO”
“RECUPERATI I GIOIELLI DELLA MARCHESA...”
erano la sua scritta sepolcrale.
Nella seconda pagina, ridotto.
le foto dei suoi figli, spaventati
occhi grandi e stupiti.
Infagottati, macilenti e scarni.
Quella tenera età facea pensare
con rabbia ed odio ad uno snaturato,
per l’ipocrita gente ben pensante.
La moglie incinta, nella foto accanto,
urlava a tutti la disperazione.
“Siete voi gli assassini, ipocriti signori!”






IL MUTANTE

E' notte! Nel silenzio della stanza
ombre fuggenti sembrano indicare
un leggero bagliore infondo al tunnel
di esistenze incapaci.

Materia rifiutata dai sollazzi del mondo.
Eppur sono giovinetti,
anche se quella età tende a fiaccarli.

Non capiscono il gusto della vita
e' tutto così estraneo e indifferente.
Sembra non appartenga niente ad essi

di tutto ciò che di reale esiste,solo una convenzione.
Tutto si offusca al dì del rendiconto.
Interessi ,cambiali, fondi rossi e neri.

Quei furboni togati che la giustizia negano
si spengono piombando nel silenzio.
il fondo di una fossa,dove tutto e' mutante


Premio "ELIMO" 1985 -  Poggioreale (TP)




IL RISCATTO   

Rifletto nel silenzio della notte
Sulle scorie di un giorno già trascorso
ed incalzante, col tempo e con l'età

capelli che diventano più bianchi
metronomo di un lustro che ci sfugge
lasciando in noi il ricordo d'una trascorsa vita

il rincorrere di miti mai raggiunti
il successo, il denaro, il potere
non ci appartiene più

ci presentano il conto alla scadenza
con debiti prodotti da egoismo ed errori
creature ammalate distrutte dalla fame

vittime innocenti di orgoglio ed ingordigia
di esseri che han voluto il cielo fra le mani
per poi dissolverlo con la  polvere, al vento

Un giudice ci attende in questo esilio,
pensieri e azioni pesando verso l'altrui esistenza,
non barerà con pesi o con misure .

sulla meschinità del nostro inganno la madre terra
chiederà il riscatto per la stupidità che in noi operando
ci ha resi distruttori incoscienti della sorgente  vita

     



LA GLORIA

L'ombra ed il tempo dominano l'ora
del nostro addio, ostinati e caparbi
L'ombra dell'esistenza, gloria del nostro io
a sapienza conduce, e la saggezza è un dono.
Le stelle mutano nel firmamento,
lasciando, alla scomparsa, un "buco nero"
Se quel cielo è la vita, anche la gloria muta
e lascia la sua scena, ricolma
di ingiustizie ed illusioni.

          



MOMENTI

Momenti di felicità
una distesa azzurra,
si perdono i tuoi occhi
dietro quell' orizzonte.

Intoccabile linea
che separa quel cielo
dall'azzurro del mare.
E il tuo occhio si perde.

Negli azzurri meandri
di uno splendido cielo
di anime viventi,
un pulsare di luci.

Uomo, sei tu meschino
un punto fermo in quell'orizzonte
sconfinato e sconfitto,
dove ossesso ti perdi.

Crollano i tuoi palazzi,
con essi i tuoi strumenti,
il potere si sbriciola
dinanzi all'infinito.

Mentre le stelle
s'accendono, si spengono,
qual strutture pulsanti
agli Eterni comandi.


Premio " ELIMO 1985" - Poggioreale (TP)



ORME

Lungo la spiaggia deserta
di un mare di fango
orme di gesso
indicano al viandante del cosmo
l’esistenza mostruosa
di esseri o di animali
ciechi nel loro orgoglio
brancolanti nel buio
di una civiltà tombale
che vegeta nel cosmo.
E’ tutto un girotondo
di evanescenti ombre
tetre, silenziose, disperate.
E’ il linguaggio della nuova civiltà.





QUESTA MIA VITA

Cristalli di ghiaccio
pendenti da verdeggianti abeti
forse un po' stanchi
per la stagione forte
ecco cos’è questa mia vita ormai!
Gelata già da troppe delusioni.
Forse per me è finita
forse mai più sorriderà l’amore
per risvegliare sereni orizzonti
Limpida acqua ,che perenne scorri
gelida e silenziosa
su immote e cristallini stalagmiti,
così sulla mia vita scorre il tempo
inesorabile porta via con sé
le ore di gioventù.





SCIROCCO IN SICILIA

L’alba si alza silenziosa
luce viva all’orizzonte
è silenzio tutto intorno
ma ad un tratto....cosa c’è
Una foglia si alza al vento
ed un’altra, un’altra ancora
il fruscio va’ rimontando
anche i rami stanno tremando
ed il caldo soffocante
già comincia ad aleggiare.
Ecco, il cielo già s’attrista
mentre l’afa aumenta ancora
carta, stracci, foglie e fiori
e la polvere si innalza
e si invola nel biancore,
quell’azzurro ormai sfumato
lascia un livido languore.
Lo scirocco si alza caldo
dall’oriente viene ognora
a bruciare terra e germogli
ad opprimere foglie e fiori
Anche il mare già si increspa
è di un livido colore
il suo azzurro è diventato
un giallognolo verdone
e lo zefiro è spazzato
al suo posto c’è calore.

      



SOLITUDINE

Chi sei mai solitudine, ombra  senza volto
cosa vuoi tu, da me ! che giro assente
per le strade deserte di una grande città'
Perché mi tormenti, e fai apparire
alla mia mente stanca, l'ombra della mia donna.

Essa è laggiù e forse un po' mi pensa
forse è già andata via, già con un altro
e ride di me, di te, di noi
Sa che mi sei compagna, e cara amica
con la tristezza che al cuore,  tu dai.

Ma lei ride! mentre io penso e piango.
Ma adesso basta! Ora non piango più,
anch'io rido...! Di me ,di te, di lei.
A che serve ,piangere, pensare, soffrire,
sono già  un'ombra, e quella sei tu solitudine!
  

 

  
UMANI RESTI
  
La loro mente fissa
immagini di un tempo
un atroce tormento
che li ammonisce, adesso.
Esseri senza volto annaspano confusi
in caverne sotterra, lontani dalla tregenda.
rimpiangendo confusi
ciò che per loro, un tempo
fu il grandioso scenario della vita.
Nubi piene di pioggia
e di allegri volatili chiassosi
che invadevano il cielo.
La natura un diadema di fiori
che imperlava le verdi montagne
solcate da ruscelli gorgoglianti.
si versavano al mare di azzurro intenso
dove al tramonto si tuffava il sole   
lasciando il posto alla splendida luna.
O viandante del cosmo
ecco i resti del Sapiens
uomo una volta, oggi sagoma amorfa.
Era padrone, è divenuto schiavo
nelle origini vita, oggi soltanto morte.
Ha costruito le sue torri di acciaio,
le sue bare di cristallo,
i suoi mezzi di sterminio.
Oggi è felice, nella tana di fango
dove errabondo va’ senza una meta.




UNA NOTTE HO SOGNATO

Una notte ho sognato un mondo incatenato
che andava carponi, schiavo delle opinioni.
Quei ferri erano chimere, aguzzini i pensieri,
le fruste erano le lingue di chi, mangiando è pingue.
Di chi, "ricco Epulone" né briciole né cuore
regala a chi, implorando, tende la mano stanca
Vidi donne stuprate e bambini violentati
teneri e sofferenti, piangevano,
serrando i denti per non tremar di freddo
in mezzo a quel tormento.
Vidi macchie di sangue, coprire la terra
e il fango fatto da quei passanti
che trascinavano stanchi le membra
rattrappite da dolori ed artriti
Esseri che di umano ,aveano solo il pastrano
lacero e macilento di chi vissuto è a stento.













NOI  VI  DAREMO

Un balcone illuminato a giorno
sul corso principale
un grosso ciarlatano
contava le noccioline
buttate pigramente sul selciato
da ascoltatori stanchi e sonnolenti

                   “...noi vi daremo il benessere
                    vi daremo il lavoro
                    Noi vi daremo.................”

Campane che risuonano da anni
Da secoli, da millenni..................
La carrozza risale la passeggiata
Un berretto bianco troneggia
tra il finto mellifluo imbottito di crine
Saluta al tocco di una campana a morto.

                   “...noi vi daremo il benessere
                    Vi daremo il lavoro
                    Noi vi daremo................. ”

queste mie mani sanguinanti e lacere
Che cosa possono... Scavare la terra del Don
Questo possono...! Con l’unghia mozza
E al meriggio una scodella smezzata
Un miscuglio diabolico di grano sangue e sudore.
                 

Milano 10/78 Michele Biundo









EVENTI

Il sangue un giorno, intrise la camicia
E quel cappello diventa una visiera
E dalla sella troneggia anche un mantello
decorato d' azzurro e borchie d’oro.
Capelli biondi , azzurri occhi
Detto “eroe dei due mondi”.
Mentre un colletto bianco dai minuscoli occhiali
Progetta strategie per un futuro il “ suo”!
Contando “i capi “da vendere al mercato sottocosto.
“Saluto il re d’Italia “- aveva detto -
Mentre il mantello azzurro, si arricchisce.
Di nastri e vitalizzi, al valor militare
Viva il re, viva il “Massaro”,viva il mediatore!
Una vedova nera dai minuscoli occhiali tesseva.
“vi daremo anche il pane !”- urlavano
Il pane come se il grano è contrabbando!

Milano 10/78             Michele Biundo








PORTELLA DELLA GINESTRA

Quando la rabbia dilaga sulla piana,
riprende la sua terra con le vanghe,
alza i suoi pali e inneggia alla vittoria,
allora il piombo dell’eroe bandito,
pagato a peso d’oro e con l’imbroglio
e con false promesse di condono,
falcia a terra quei pali e le bandiere
inzuppando di sangue innocente
donne ,vecchi,e bambini stesi a terra
nel cuore della festa

Avevi troppo nelle mani stanche
pur se ciò ti appartiene,
mirare così in alto non dovevi
presuntuoso e ignorante zappaterra.
Eri amico del Re, strisciante verme..!
Riprendi la tua ciotola di grano,
vendi i tuoi figli al mercato del Nord,
li pagan bene  poi li buttan via.

Cadono le frontiere
nuove storie di popoli
racconta quel balcone illuminato
sul corso principale del paese,
dove il  solito ciarlatano
conta le noccioline
buttate pigramente sul selciato,
da esseri assenti.... provati dai ricordi.!


Milano 10/78             Michele Biundo





( nella foto da sinistra a destra. il primo a sinistra Giuseppe Impastato da  

bambino)



TUTTI DEVONO SAPERE – lo scontro

all’amico Giuseppe Impastato.
(
assassinato dalla mafia a 29 anni,
nel maggio del 78 in concomitanza
con l’assassinio di Aldo Moro,
segretario nazionale
della Democrazia Cristiana Italiana
)


Ti ho conosciuto negli allegri giochi
dietro i banchi di scuola.
Ridevamo alle oche del campidoglio
al Muzio che bruciò la mano destra.
All’Augusto dalla mente malata
che "proteggeva " il mondo,
ridevamo ad Alessandro I°,
Zar di tutte le Russie,ai suoi Dragoni
al Fureer ed al Reich,l’ariano imperatore.
Ridevamo,ma tu soffrivi in cuore
quando tuo padre ti lasciò la mano,
parlavi amareggiato di quel fatto.
Ridevi quando fosti redarguito,
più di una volta,in ciò che avevi dentro.
Colpe, mai state colpe,ed eri solo!
Giravi quelle strade come un matto
in ciabatte e calzoni malandati,
uno studente di filosofia a volte odiato
spesso beffeggiato da volgari braccianti,
percorrevi la strada fino in fondo.
L’immediata arroganza,era difesa,
non eri ingenuo,maltrattato e stanco.
Tu credevi alla forza del tuo cuore,
indifeso,sofferto e a volte spaventato.
Ti credevi un fallito,ma non lo eri,
hai lasciato un ricordo assai profondo,
tra quei braccianti schiaffeggiati e offesi.
Il volto di una madre addolorata
Donna Felicia dal cuore gentile,
disturbava il tuo sonno e tu soffrivi,
quando la rabbia dipingeva il volto,
barbuto e incattivito dalle offese.
Un cristallo di affetti palpitava
nel cuore tuo,un resto dilaniato.
La violenza verbale,la tua arma
contro violenti adusi alle pistole,
maltrattando le capre dell’ovile
che inneggiavano al "Don"
e ai suoi " colletti bianchi illustri suoi consoci".
Ma era un inno globale,caro amico
questo di certo,tu avevi capito,
lo condannavi, ironico e beffardo.
Cosa potevano,le tue "masse" informi
contro gli inganni,il pizzo,l’abigeato
contrabbandieri di armi,
servili vittime di grandi schemi!
Cosa poteva quella povera gente,
che mendicava il pane a quelle porte !
Come potevi tu,fragile e ingenuo,
aprire quel portone ,sulla vita
d’esseri nati schiavi,ormai frustrati.

Milano 10/78             Michele Biundo




TUTTI DEVONO SAPERE 02

all’amico Giuseppe Impastato.
(
assassinato dalla mafia a 29 anni,
nel maggio del 78 in concomitanza
con l’assassinio di Aldo Moro,segretario nazionale
della Democrazia Cristiana Italiana
)


Tu sapevi la storia della vita,
conoscevi i processi dei regimi.
Contando amaramente i resti umani
disseminati lungo quella via
che in cuore tuo chiamavi "LIBERTA’".
Io ti ricordo,diffidente e assorto,
a chiederti il perché di quelle cose.
intuivo in un cenno il tuo saluto,
e l’incertezza nel parlarmi franco.
Tu mi stimavi e diffidavi ad un tempo,
la tua incertezza appena trapelata,
ch’io percepivo in tè,ed il rispetto
mi teneva legata la parola e la mente.
Eri molto perplesso del mio agire
e dentro te sapevi che non era
ciò che appariva all’occhio della gente.
Non volevi rischiare apertamente
conscio del danno che potevi fare.
Che strana era la nostra situazione,
io prigioniero,chiuso da princìpi di colore diverso
tu con la fede nelle tue teorie,
anche se incerte ma certo,molto umane,
percorrevi una sola direzione.
Ho tentato di usare quella strada
che tu spianavi lungo il mio cammino,
ma ero pieno di lacci e di legami.
Ho provato a raggiungere la breccia,
stendevo le mie mani ed annaspavo,
non potevo varcare quella soglia di "perbenismo".
Troppe ipocrite forze,troppa gente,
non resistevo e ripiombavo a terra.
Non avevo il coraggio che in te
vedevo prodigato a fiotti,era quella prudenza
che inesorabile mi smobilitava,
e restavamo là a guardarci in faccia.
Io restavo nel mio e tu nel tuo
come due forze spinte da attrazione
e in mezzo un muro ipocrita e beffardo
inumano diaframma pullulante di vermi
parassiti gonzi del loro orgoglio.
Tu quel giorno hai provato a saltare
quel groviglio di vipere
hai provato a saltare quell’immondezzaio
che dilagava velenoso e pigro.
Fu il tuo istante di gloria mai cercato
perché nessuno attendeva all’altra sponda.
Sei caduto nel ventre dell’immondo macrofago
ti attendeva beffardo già da troppo tempo.
Cosa possono ormai le mie parole
il ricordo dei giorni felici su quel banco di scuola
mentre le oche del Campidoglio
imbrogliano l’orgoglio della gente
creando miti inesistenti e vani.
Caro amico Peppino! con te finisce
l’ultima speranza di risvegliare
le capre dell’ovile, ciò che è il nostro paese.
Eri solo,indifeso e coraggioso!
Quelle rotaie maledette
potessero parlare alla mia mente
e raccontare il dramma nei tuoi occhi
quando oscuri figuri ti legarono sopra quel tritolo
la tua disperazione nel vedere
momento per momento la tua fine.


Milano 10/78             Michele Biundo







  


   TUTTI DEVONO SAPERE 03
  - la fine -
all’amico Giuseppe Impastato.
(
assassinato dalla mafia a 29 anni,
nel maggio del 78 in concomitanza
con l’assassinio di Aldo Moro,
segretario nazionale
della Democrazia Cristiana Italiana)


Eri solo,indifeso e coraggioso
urlavi al vento,nessuno ascoltava
mentre la sera portava tra le braccia,
gli squarci della tua disperazione.
Tutti devono sapere che ti hanno ucciso!
Quando il veleno di lingue assassine
fecero credere ad un incauto incidente.
"il solito dinamitardo di turno......."
     ebbero a dire le lingue assassine
che difendevano in quartiere AZ
    a dispetto di leggi e decisioni,
fiancheggiati dai giornali di grido.
"Tutti devono sapere che mi hanno ucciso !
- mi ripetevi ormai ombra diafana.
Questi miei resti penzolano ancora
dai fili del telefono di Stato
e le rotaie divelte sputarono il mio sangue!
Ero rozzo e villano per gli illustri
ma ero e sono vero alla tua mente.
Il mio corpo legato, appeso a quella miccia
che bruciava, con essa, la mia vita."
Anch’io chiesi pietà ai miei carnefici,
ma la pietà soccombe nel marciume,
anch’io chiamai mia madre in quel momento,
ed il sarcasmo rispose alle mie urla,
ho implorato di rendermi la vita,
ma non mi è stata resa.
Il mio stupore in quei gesti muti,
inesorabili di quegli assassini
non commosse nessuno di quei cani,
procedevano freddi in quel misfatto,
ed io assistevo istante per istante
legato ed impotente, alla mia fine.
Volevo ancora vivere ,Michele!
tutto fu, poi, soltanto un’esplosione
le rotaie divelte e grappoli di resti
penzolanti dai fili del telefono di Stato.

Milano 10/78             Michele Biundo










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